ANCI Servizi Srl Home | Registrazione | Accedi | Hai dimenticato la password? | Iscriviti alla newsletter | english
Home associati Press area Vetrine associati

Archivio news

I CALZATURIERI SOLLECITANO ALLA COMMISSIONE EUROPEA LA PROROGA DELLE MISURE ANTIDUMPING

Vito Artioli, presidente di ANCI e CEC: è falso che i dazi verrebbero pagati dai consumatori


Sarà pubblicato domani 21 ottobre, sulle pagine del Financial Times, l’appello firmato da Vito Artioli, presidente dell’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani ANCI e della Confederazione Europea dell’Industria della Calzatura CEC, che sollecita una decisone da parte della Commissione Europea a favore del prolungamento delle misure antidumping sulle importazioni nella UE di calzature in pelle provenienti da Cina e Vietnam.

“La Commissione Europea ha recentemente pubblicato i risultati dell’accurata indagine, durata più di un anno, volta a stabilire se esistono le condizioni per prorogare le misure antidumping scadute a ottobre 2008 e tuttora in vigore proprio a seguito dell’apertura della nuova investigazione – spiega infatti il presidente Vito Artioli. Questo documento articola le ragioni tecniche per cui è comprovato che continuano le pratiche di dumping e si configura un danno all’industria europea”.

“Pertanto– prosegue Vito Artioli - l’industria calzaturiera chiede che venga semplicemente applicato il regolamento comunitario, il quale prevede l’applicazione di misure compensative a ripristino di condizioni competitive uguali per tutti qualora esistano i presupposti per l’introduzione di tali misure, ovvero l’esistenza di dumping e di un danno conseguentemente subito dall’industria comunitaria, che sono appunto dimostrati dal documento in possesso della Commissione”.

“Tuttavia – sottolinea il presidente dei calzaturieri italiani ed europei – non solo la Commissione non si è ancora pronunciata, ma non appena sono stati pubblicati i risultati dell’indagine tecnica è partita una campagna di pressione sui principali media europei volta a dimostrare l’inutilità delle misure e le supposte ricadute negative che queste comporterebbero, adducendo in ragione, da un lato, un presunto aumento dei prezzi per il consumatore europeo derivante dalla loro applicazione e, dall’altro, una presunta debolezza dell’industria calzaturiera la quale starebbe in realtà chiedendo un sostegno alle istituzioni politiche comunitarie”.

“Affermare che i prezzi al dettaglio sono pesantemente condizionati dai dazi antidumping è assolutamente falso – dichiara il presidente Vito Artioli. Infatti gli aumenti in termini percentuali sono esigui e sono applicati a prezzi, quelli medi di importazione, molto bassi. Piuttosto i consumatori, di fatto, pagano per le logiche di profitto e per gli enormi margini di guadagno che gli importatori continuano a garantirsi attraverso l’introduzione in Unione Europea di prodotti a prezzi inferiori rispetto a quelli che gli stessi prodotti avrebbero se venduti sui mercati cinese e vietnamita”.

Inoltre, si legge nell’appello, “la distorsione operata sul mercato europeo dall’invasione di prodotti cinesi e vietnamiti introdotti in regime di dumping ha l’obbiettivo di neutralizzare la concorrenza dei produttori europei. Una volta estromessi dal mercato i prodotti made in UE, forti delle propria posizione dominante, le calzature cinesi e vietnamite godranno di un monopolio di fatto. Al consumatore europeo non rimarrà che accettare questo dato di fatto, privo della facoltà di scegliere tra un prodotto importato ed uno locale”.

E rispetto allo stato di salute dell’industria calzaturiera europea, il presidente di ANCI e CEC sottolinea che “l’industria calzaturiera europea è viva e competitiva. Forte delle vendite sia sul mercato europeo che extra-europeo, pur nel contesto di una congiuntura economica molto negativa, persegue una politica di innovazione di prodotto attraverso continui investimenti in tecnologia e ricerca sui materiali. L’industria calzaturiera europea non è agonizzante, è più che mai vitale, ma chiede di poter operare a parità di condizioni con i competitor asiatici nel contesto di un quadro di regole rispettate da tutti, da tempo fissate in ambito WTO”.

L’appello evidenzia quindi che “i dazi antidumping che il Consiglio Europeo andrebbe ad introdurre non sono pertanto misure protezionistiche” e ricorda che altri paesi hanno approvato misure compensative, anche di entità maggiore, per limitare l’importazione di calzature in dumping dai paesi asiatici: il Brasile ha introdotto un dazio fisso pari a 12.47 US$ su quasi tutte le tipologie di calzature cinesi; il Canada ha recentemente ratificato una decisione analoga sulle importazioni di calzature impermeabili dalla Cina (dazi dal 21.7% al 52.3%) e dal Vietnam (dal 16% al 49%); l’Argentina farà altrettanto.

“L’Unione Europea – conclude Vito Artioli - lungi dall’imporre misure che sbarrino ai produttori cinesi e vietnamiti l’accesso al mercato comunitario, deve semplicemente dimostrare che le regole vanno rispettate da tutti a tutela di un bene prezioso come la libera competizione internazionale”.





Scarica gli allegati


 

 

Leggi anche...

Confindustria
2010 © ANCI SERVIZI SRL C.F./P.Iva 07199040150 Tutti i diritti riservati Privacy | Credits | Mappa del sito | Feed RSS