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DEBOLI I SEGNALI DI RIPRESA PER LE CALZATURE, MA INTANTO CONTINUERÀ A FARSI SENTIRE L’ONDA LUNGA DELLA CRISI

Vito Artioli, presidente ANCI: "gli imprenditori si indebitano per salvare le imprese, ma nei prossimi mesi potrebbe farsi sentire la scarsa liquidità"

In un contesto internazionale particolarmente penalizzante per tutti i settori del made-in-Italy, anche il comparto calzature ha vissuto una stagione di forte contrazione: i primi tre trimestri del 2009 sono stati negativi rispetto a tutti gli indici congiunturali e, spesso, peggiori rispetto alle pur pessimistiche attese di inizio anno.
Se in più parti dell’economia globalizzata gli indici macroeconomici sembrano orientarsi su valori meno sfavorevoli e dimostrano che la fase più acuta della crisi è ormai alle spalle, nel settore si è ancora lontani dal poter parlare di ripresa e, anzi, i morsi della congiuntura negativa dei mesi passati continuano a farsi sentire.

“E’ probabile che ci siamo lasciati il peggio alle spalle – commenta il presidente di ANCI Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, Vito Artioli - ma ciò che non ci fa ancora esprimere un giudizio ottimistico è il fatto che non siano ancora evidenti e generalizzati i segnali positivi, e che diventino sempre più rilevanti gli effetti del picco negativo dei mesi scorsi. Insomma, se anche vediamo una luce in fondo al tunnel, la forza della ripresa non è tale da invertire la tendenza e compensare la negatività pregressa. Ci attendiamo perciò di sentire ancora per diverso tempo l’onda lunga della crisi economica, seppure il contesto internazionale, a livello macroeconomico, potrebbe migliorare sensibilmente.”

L’Ufficio Studi di ANCI stima che per la produzione calzaturiera dei primi 9 mesi del 2009 si sia ulteriormente consolidato il trend negativo rilevato per il primo semestre: le quantità prodotte mostrano infatti in media un calo del 12,9%.
L’indagine congiunturale di fine anno, su un campione di aziende associate, mostra inoltre una dinamica dei prezzi decisamente contratta, con aumenti dello 0,4% sul mercato interno e dell’1,0% per l’estero, e un valore della produzione che si attesta ad un livello inferiore del 12% rispetto al periodo gennaio-settembre 2008. La severità della situazione è testimoniata dal fatto che ben l’83% degli imprenditori intervistati ha denunciato una contrazione dei volumi prodotti nel periodo in esame (che nel 70% dei casi è stata superiore al 5%).

“I dati oggi ci danno un quadro ancora fortemente negativo sebbene non manchino imprese, circa il 25% degli intervistati, che segnalano un miglioramento atteso negli ordinativi del primo semestre 2010 – prosegue il presidente Vito Artioli. L’onda lunga della crisi, però, si sta facendo ancora sentire in modo netto e basta citare un dato su tutti: tra le aziende intervistate, più della metà ha segnalato un peggioramento della situazione degli insoluti rispetto al primo semestre 2009, periodo nel quale già si era avuta un’accelerazione dei mancati pagamenti. Non meno significativo è il fatto che circa un terzo delle imprese segnala un aumento degli ordinativi annullati, o addirittura delle merci non ritirate. Questa situazione sta mettendo sotto pressione le imprese, il loro circolante e, quindi, la loro stessa sopravvivenza, nonostante vi siano tutte le condizioni per poter competere sul mercato internazionale.”
Da notare, inoltre,  è il fatto che la crisi stia interessando in modo generalizzato tutti i comparti e tutti i mercati.
Se guardiamo alle esportazioni, che contano circa l’80% del fatturato settoriale, i primi nove mesi dell’anno registrano una riduzione del 16% in quantità (-16,8% in valore), con una lieve flessione dei prezzi medi (-1%). Questa tendenza ha riguardato indistintamente tutti i comparti merceologici, ma in modo particolare il comparto delle calzature in pelle (-17,1% in quantità), il segmento di maggiore specializzazione delle imprese italiane che costituisce circa i due terzi delle esportazioni totali.

“Dal punto di vista temporale – prosegue il presidente di ANCI - lo sviluppo della crisi è stato certamente più negativo di quanto potessimo immaginare all’inizio: dopo una riduzione dell’export del 13,2% in quantità (e del 9,2% in valore), nei primi 3 mesi dell’anno, il secondo trimestre è stato caratterizzato da una contrazione di circa il 20%, e non meno marcata è stata quella del terzo trimestre (-17,1% in volume e -19,3% in valore). Questo sviluppo congiunturale dimostra ancora una volta che, mentre la situazione economica generale tende a migliorare, quella specifica del settore continua a risentire degli effetti negativi della crisi”.

I Paesi dell’Unione Europea che, secondo l’opinione di circa la metà delle aziende del campione, saranno i primi a manifestare qualche segno di ripresa, registrano ancora oggi un calo degli acquisti del 13% sia in quantità che in valore. La Russia, paese che nel 2008 si era dimostrato ancora molto ricettivo per le esportazioni italiane chiudendo l’anno con una crescita in valore del 15,2%, ha subito gli effetti della crisi in modo molto pesante: le importazioni russe di prodotti italiani si sono ridotte nei primi nove mesi del 2009 del 36% in quantità e di oltre il 33% in valore.

“I dati – continua Vito Artioli -  descrivono quindi ancora una situazione molto preoccupante anche per quei paesi che sembravano poter reagire meglio ai venti della crisi economica. A dodici mesi dall’inizio della fase più severa della recessione, possiamo quindi trarre un bilancio sulle misure adottate a sostegno delle imprese: alcune di esse sono state del tutto inefficaci, e mi riferisco in particolare a quelle a sostegno del credito. Le nostre indagini ci dicono che, per circa 1/3 delle imprese, l’accesso al credito sia nell’ultimo trimestre addirittura peggiorato, mentre per circa il 60% non sia cambiato rispetto alla già critica situazione del primo semestre dell’anno.”

Il calo dei mercati internazionali ha impattato sulle esportazioni, ma non meno significativo è stato l’effetto sulle importazioni che si sono ridotte del 13,1% in volume, con una flessione molto meno marcata in valore (-1,7%), a causa del significativo aumento dei prezzi medi unitari (+13,1%).
Come fa rilevare l’Ufficio Studi di ANCI, tale crescita media dei prezzi è in buona parte riconducibile alla sensibile diminuzione delle quantità importate dalla Cina (-19,5%), il cui prezzo al paio (4,63 euro), malgrado un aumento del 24%, è comunque ancora inferiore ad un terzo del prezzo medio dei prodotti importati in Italia dagli altri Paesi.

“E’ indubbio che siamo ancora di fronte ad una situazione fortemente penalizzante rispetto alle importazioni cinesi e vietnamite – sottolinea il presidente Artioli – essendo il vantaggio asimmetrico dei loro prodotti ottenuto con pratiche non in linea con le regole del commercio internazionale. Per questa ragione, l’ottenimento del prolungamento dei dazi per altri 15 mesi è un fatto importante perché rappresenta l’ottimo risultato del lavoro congiunto di ANCI, di Confindustria e del Governo Italiano e il riconoscimento delle pratiche commerciali non corrette messe in atto da questi due paesi.”

Per quanto riguarda il mercato interno, i dati sui consumi delle famiglie italiane relativi ai primi nove mesi 2009 fanno registrare una sostanziale stabilità, sia nei volumi (+0,1%) che in termini di spesa (+0,7%). Il dato, tuttavia, va letto in controluce in quanto i consumi sono stati sostenuti da incrementi per i prodotti a minor valore aggiunto che hanno compensato i cali negli acquisti dei segmenti uomo e donna. Inoltre, i consumi interni tenderanno ad un peggioramento se i dati sull’occupazione dovessero mantenere questo trend negativo o, ancor peggio, se dovesse venire ad esaurirsi il sostegno della Cassa Integrazione Guadagni.
“Come avviene in tutti i settori, anche nelle calzature, malgrado gli sforzi delle aziende per contenere il più possibile le perdite di manodopera, la crisi ha avuto e avrà sensibili ripercussioni – segnala Vito Artioli. Da gennaio a settembre la perdita di 2.654 posti di lavoro (-3,1%), con la chiusura di 207 aziende (-3,3%) tra i soli calzaturifici, è un dato probabilmente sottostimato. La Cassa Integrazione Guadagni per le aziende dell’Area Pelle è cresciuta nel complesso del 235%. Entrambi questi dati segnalano una situazione preoccupante.”

“Rispetto al passato – commenta ancora il presidente di ANCI - è evidente come l’attuale situazione non veda in contrapposizione imprenditori e lavoratori. Lo dimostra un dato che abbiamo rilevato nella nostra indagine congiunturale: circa un quarto degli imprenditori segnala che per ottenere credito dalla banche sta mettendo a garanzia il proprio patrimonio personale e, a questi, si aggiungono tutti quelli che iniettano in azienda liquidità attingendo alle proprie disponibilità. Rispetto ad altri paesi i nostri imprenditori si segnalano per il loro senso di responsabilità.”

Per quanto riguarda le aspettative, non possiamo registrare a breve miglioramenti significativi: tra settembre e novembre 2009 la raccolta ordini è ancora negativa (-3,3% il dato medio complessivo in volume), anche se con intonazioni meno penalizzanti. Il mercato domestico evidenzia una più contenuta riduzione degli ordinativi (-2,3%), mentre flessioni non trascurabili si registrano nella raccolta sul mercato tedesco (-8,3%) e negli altri Paesi dell’Unione Europea (-8,7%); del 4,3% il calo per la Russia. Nel medio periodo, le aspettative degli imprenditori sembrano migliorare: per il primo semestre 2010 il 25% di imprese prevede un miglioramento, mentre più del 30% indica la stabilità. La somma quindi degli ottimisti e dei non pessimisti torna a superare, dopo diverse rilevazioni, quella dei pessimisti, che comunque rimane intorno al 40%.

“Il segnale positivo proviene dal mercato Giapponese – conclude Vito Artioli - dodicesimo paese cliente: dopo diverse stagioni difficili i dati dell’export ci dicono che nei primi nove mesi le vendite di prodotti italiani sono cresciute del 6,1%, e i dati riferiti agli ordinativi evidenziano una raccolta del quarto trimestre in crescita (+5,5%). Si tratta di un’indicazione positiva perché il consumatore giapponese è molto attento alla qualità e al valore del prodotto, elementi che costituiscono vantaggi competitivi importanti per la nostra produzione e che possono rappresentare le leve strategiche su cui operare per rilanciarci su alcuni mercati da anni in difficoltà.”

 

N.B.: il testo integrale della nota è disponibile per la stampa contattando i nostri uffici






 

 

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